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pollo

Sul pollo circolano una serie di leggende metropolitane che cercheremo di sfatare in questo articolo. Innanzitutto non è assolutamente vero che è pieno di antibiotici perché dal 2006 l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo di questi prodotti per accelerare la crescita degli animali. Gli antibiotici servono solo per curare i polli da eventuali malattie. Ricordiamo inoltre che gli animali vengono vaccinati preventivamente e che in caso di somministrazione di farmaci gli allevatori sono tenuti a rispettare il periodo di sospensione per consentire lo smaltimento del principio attivo e far sparire tutte le tracce dalla carne.

Secondo una ricerca, circa 87 italiani su 100 credono che il pollo e anche il cugino tacchino venga “dopato” attraverso la somministrazione di ormoni ed estrogeni. Anche in questo caso esistono normative specifiche e questi prodotti sono illegali sia in Italia che negli altri paesi. Tra l’altro il ciclo di vita dei polli è di due mesi e gli ormoni non agiscono così in fretta, rappresentando un costo inutile per gli allevatori. La differenza tra “polletti” e “polloni” è data solo dalle razze e dagli interventi sui metodi di allevamento per migliorare le specie dal punto di vista genetico.

L’Italia è il paese che ha ottenuto più riconoscimenti per la sua filiera agricola e per la qualità dell’allevamento, quindi meglio consumare pollo made in Italy e non proveniente dall’estero. Inoltre il 99% del pollo venduto è allevato a terra e all’aperto e non in gabbia. Diverso è il discorso delle galline e delle uova che sono allevate in batteria per motivi igienici.

L’ultimo mito da sfatare riguarda la pulizia del pollo prima della cottura. Non c’è niente di più sbagliato perché i microrganismi presenti nel pollo con l’acqua si moltiplicano. Per “sanificare” la carne l’unico modo è quello di cuocerla ad una temperatura oltre i 70°. Per evitare la contaminazione degli alimenti lavate bene i coltelli e il piano dove è stato messo il pollo e per la conservazione in frigo usate un contenitore ermetico.