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Le prime descrizioni delle manifestazioni oggi inquadrate nei Disturbi della Condotta Alimentare risalgono ad oltre 2000 anni fa: ad esempio, nelle commedie greche l’obeso era raffigurato in maniera caricaturale con la sua irrefrenabile ghiottoneria e golosità. Così, la definizione di bulimia ha origini antiche e ha sempre indicato una costante voracità patologica, accompagnata da ingestione eccessiva di cibo.

Secondo la dott.ssa Elena Lazzeri dell’Istituto IPSICO di Firenze, ad oggi i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione sono caratterizzati da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

Tra questi ritroviamo la Bulimia Nervosa (BN) in cui vi sono ricorrenti episodi di abbuffate caratterizzati dal mangiare una quantità di cibo oggettivamente grande, maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili, con la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio.

Inoltre, vi sono condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, in quanto l’autostima ne è fortemente influenzata. Il nucleo psicopatologico della Bulimia Nervosa riguarda l’eccessiva valutazione e controllo della forma del corpo e del peso.

Infatti, Bulimia significa letteralmente “fame da bue” o “fame da cane, ponendo l’accento sul fatto che questi pazienti non sono in grado di controllare l’appetito, con la conseguente incapacità di controllare l’alimentazione, le conseguenze sul peso e quindi l’incapacità di controllare alcuni aspetti del loro comportamento.

Durante le abbuffate i soggetti mangiano in maniera vorace, mescolando alimenti senza alcun criterio, in un periodo medio che va da una a due ore. Al termine dell’abbuffata emergono sensi di colpa e/o il timore di aumentare di peso che portano a mettere in atto condotte compensatorie di vario tipo, ma inefficaci nell’eliminare le calorie ingerite.

Tra questi troviamo: attività fisica eccessiva, digiuno compensatorio, vomito autoindotto e abuso di vari tipi di farmaci (diuretici, lassativi, stimolanti ecc.).

Le abbuffate avvengono in solitudine, il più segretamente possibile, in quanto spesso gli individui si vergognano dei loro problemi con l’alimentazione. Questa abitudine non è da considerarsi solo un “brutto vizio”, ma quando il pensiero del cibo e delle forme del peso corporeo diviene prevalente, il ciclo abbuffate-vomito-abbuffate tende a intensificarsi, cronicizzarsi e a sostituire buona parte delle altre attività. L’abbuffata ha il ruolo di mantenere il nucleo psicopatologico intensificando le preoccupazioni della persona sulla forma del corpo e sul peso e incoraggia ad una maggiore restrizione dietetica, aumentando così il rischio di successive abbuffate.

Solitamente questi comportamenti discontrollati sono conseguenti ad emozioni spiacevoli e a difficoltà della vita di tutti i giorni, infatti durante questi momenti difficili da un lato è difficile mantenere la restrizione dietetica dall’altro, nel breve termine, abbuffarsi migliora lo stato di umore negativo.

Le cause della Bulimia

Le cause della bulimia derivano da una combinazione di fattori genetici (vi può essere una vulnerabilità alla BN), neurochimici, dello sviluppo psicologico e socioculturali (ad esempio l’interiorizzazione di un ideale di corpo magro della società occidentale).

Le conseguenze sul piano funzionale possono essere diverse, solitamente è la sfera della vita sociale ad avere più probabilità di essere influenzata negativamente. Dal punto di vista organico vi sono complicanze tra cui le alterazioni dell’equilibrio elettrolitico, permanente perdita dello smalto dentale dovuta al vomito ripetuto, sviluppo di callosità o cicatrici sul dorso della mano, provocate dal continuo sfregamento contro l’arcata dentaria.

Vi possono anche essere complicanze gastroenteriche, cardiovascolari, renali e polmonari. È stato riportato un rischio significativamente elevato di mortalità (per tutte le cause e suicidio).

Terapia per la Bulimia

Date le premesse, cosa fare quando riconosciamo la presenza di bulimia? La terapia Cognitivo Comportamentale è, ad oggi, la terapia maggiorente accreditata dalla comunità scientifica.

Nello specifico la CBT-E (terapia Cognitivo Comportamentale “migliorata”) aiuta a comprendere i processi di mantenimento della psicopatologia del paziente e identificare gli aspetti che dovranno essere oggetto del trattamento. Quindi, quando si riconosce in noi stessi o negli altri un problema di questo tipo, il primo consiglio è quello di rivolgersi ad uno specialista ad indirizzo Cognitivo Comportamentale, che, valutando il caso, prenderà in considerazione l’invio ad un centro specializzato o nei casi meno gravi ad un lavoro congiunto tra psicoterapeuta, psichiatra e nutrizionista esperti nei Disturbi dell’Alimentazione.

Perciò la prima cosa è evitare di negare il problema e non farsi fermare dalla catastrofica idea che l’intervento da parte di specialisti della salute mentale porterà al fatale aumento di peso, ma ad una dieta normo e non ipercalorica e ad un miglioramento della qualità di vita.

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