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Killer Food: cosa succede quando è il cibo l’arma del delitto

Killer Food, ovvero cibo e alimenti usati come arma del delitto per compiere un omicidio perfetto: è anche i titolo di un libro thriller della ricercatrice Alessandra Guidi

Killer Food, ovvero morire e uccidere col cibo: il libro di Alessandra Guidi

Giulia, ispettore di Polizia e figlia di poliziotti che cresce un bambino da sola e nel tempo libero studia per diventare veterinaria. Un adolescente morto, forse per malore, ma in realtà per avvelenamento, durante una normale serata con gli amici nella casa di una delle famiglie più influenti della città. E un acquario di pesci tropicali che cela un segreto, posto proprio nella scena del crimine. Non si tratta di cronaca nera, ma gli ingredienti di Killer Food, un thriller scientifico-alimentare scritto da Alessandra Guidi, scrittrice per hobby ma docente di Scienze Veterinarie all’Università di Pisa.

Killer Food, chi è la scrittrice Alessandra Guidi  e trama del libro

Il lavoro di Alessandra è quello di veterinario ispettore, ovvero la 51enne madre di due figli è spesso in giro per il mondo ad analizzare per conto dell’ateneo gli alimenti animali destinati all’importazione, e che finiranno sulle tavole degli italiani. Il cibo con cui ha più a che fare? Il pesce, soprattutto il sushi. Per staccare dal suo lavoro impegnativo, l‘accademica scrive e tanto. Così è nato Killer Food, unendo l’esperienza professionale e le sue competenze per immaginare un delitto con il cibo come arma, in quanto tossico.

Killer Food, come si può rendere un cibo tossico e uccidere

Del resto, la tossicità di certi alimenti può essere usata benissimo per uccidere. Basta una muffa, una fermentazione, un veleno di un pesce apparentemente innocuo. Alessandra Guidi racconta le idee di delitti alimentari su Killer Food: dal mistero del pesce palla, a una combinazione batterica micidiale composta da frutta secca, yogurt e cereali. Del resto, i recenti fatti di cronaca narrano la morte di due anziani perché hanno scambiato un fiore tossico per zafferano, o ancora i lotti ritirati dai supermercati per gli spinaci alla mandragora. L’accademica spiega che è facile contaminare un alimento: basta uno starnuto per diffondere lo Stafilococco e un panino al prosciutto lasciato a temperatura ambiente per ore per creare un terreno fertile alla proliferazione del batterio. Bisogna immaginare se il panino verrà mangiato da un anziano già debilitato, può essere un biglietto di sola andata per la morte. Si ha quindi una intera famiglia contaminata da questo microrganismo.

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About Elisabetta Coni

Esperta di alimentazione e superfood in continuo aggiornamento: perchè il cibo è la migliore medicina

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